Nostalgia in V.H.S.

IL CINEMA CHE SI AMA

#MonsterMovies – King Kong, l’ottava meraviglia del mondo di Peter Jackson

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Mi è sembrata ottima l’idea di iniziare questa nuova rubrica di mostri del cinema con il King Kong (2005) di Peter Jackson, fulgido esempio di amore incondizionato e appassionato di un regista per i mostri classici americani. In questo caso, mi sono piacevolmente rivisto le tre ore e venti minuti (l’estesa ultimate edition) di un colossale viaggio-safari partito dalla grande mela fino alla misteriosa Skull Island e ritorno. Ricordando nostalgicamente il King Kong del 1933, capolavoro diretto dal duo Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack, Peter Jackson confeziona il suo remake ideale e tecnologicamente più avanzato (ormai in piena era digitale post duemila).

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Primo atto: il film inizia guarda a caso proprio nel ’33, agli inizi della Grande Depressione, in una New York favolistica piena di luci e di persone in fermento. Un giovane regista arrogante e senza scrupoli (un Jack Black molto in forma che ricorda Orson Welles) sta cercando disperatamente dei fondi e una nuova attrice per il suo prossimo lungometraggio dal sapore molto esotico. Raggirando i suoi produttori, un’attriciuccola squattrinata (una perfetta Naomi  Watts) e un drammaturgo teatrale (Adrien Brody), il regista e la sua troupe salpano alla volta dell’oscura Skull Island, nascosta dalla nebbia fitta nei mari più impenetrabili.
Secondo atto: incredibili avventure attenderanno i nostri protagonisti che si troveranno a dover lottare contro popolazioni di indigeni cannibali, varie specie di animali sempre più aggressive e un gigantesco gorilla (Andy Serkis e molta motion capture), molto simile ad una bestiale creatura divina. Il suo nome viene solo inizialmente sussurrato con flebile voce, il suo urlo echeggia nelle gole e nei canyon delle montagne, al suo passaggio gli alberi vengono completamente divelti: Kong, re dell’isola del teschio. Ah, con quanta attenzione i ragazzi della Weta Digital hanno curato ogni minimo dettaglio del muscolo corpo, folto e peloso, del meraviglioso scimmione! In alcuni momenti sembra veramente estremamente realistico, quasi più umano degli umani stessi. Una volta rapita la bella attrice per mano del possente Kong, Peter Jackson ci porta in una spettacolare spedizione di recupero nell’oscurità dell’isola, in mezzo all’abbondante natura, e a trovare una flora e una fauna incredibilmente rigogliosi ma sempre più ostili al passaggio dell’uomo. E’ un’escalation di esseri deformi e incredibilmente variegati, brutali e selvaggi. Ed eccoci al safari: assistiamo all’azione di caccia di veloci Venatosauri (simili a velociraptor) sui lenti Brontosauri e di Tirannosauri affamati di giovani donzelle; all’attacco di scarafoni acquatici con tanto di pungiglione mortale e lunghissimi serpenti marini; e ancora, ad agguati di insetti velenosi e ragni giganti con tanto di chele e tenaglie, di mostri vermiformi e sanguisughe ricoperte di tentacoli dentati (sembrano quasi creature lovecraftiane), di inermi tacchini preistorici e pipistrelloni diabolici (le cui espressioni ricordano vagamente quella del Conte Orlock di Nosferatu).
Terzo atto: l’emozionante salvataggio della bella dalla bestia, l’inaudita cattura della bestia e il seguente viaggio di ritorno a New York per mostrare al grande pubblico pagante l’ottava meraviglia del mondo. Ed infine il lancinante ma purtroppo inevitabile abbattimento della bestia per mano dell’ottuso e insensibile essere umano.

 

Con il suo mastodontico lavoro Peter Jackson cerca di affrontare i testi e i sottotesti dell’opera originale di Cooper e Schoedsack con tutte le proprie caratteristiche cinematografiche tipiche. Nelle oltre tre ore di film, Jackson preme forse troppo sull’aspetto estetico-visivo, cercando più la spettacolarizzazione delle immagini (sia comunque lodata la Weta per l’immenso operato) che l’astrattizzazione delle interazioni tra i vari personaggi umani e animali. Ecco la pecca: spesso Jackson ritrae troppo esplicitamente alcune emozioni e atmosfere che invece Cooper e Schoedsack riuscirono a racchiudere in modo molto più asciutto e profondo in poco più di un’ora e mezza. Ma alla fine, il risultato è comunque notevole: l’estasi per la spettacolarizzazione si fa poesia romantica, una straordinaria favola che diventa immortale, che sia tra le strade o sulle cime dei grattacieli di una New York incantevole o nel cuore di una foresta caotica e animalesca.

Scritto da Mario Rittatore

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Informazioni su Mario Rittatore - Cinemundto

Classe 91. Studente&blogger. Tiro avanti tra film,videogiochi e una normale vita sociale. www.cinemundto.com

Un commento su “#MonsterMovies – King Kong, l’ottava meraviglia del mondo di Peter Jackson

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2018 da in Recensioni con tag , , , , , .
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