Nostalgia in V.H.S.

IL CINEMA CHE SI AMA

#MonsterMovies – La meraviglia dei mecha contro i kaiju in Pacific Rim


2012: verso la fine dell’anno, che profeticamente doveva essere quello della fine del mondo, si diffonde sull’internet il video virale Breaking News: Kaiju Attack in cui una serie di notiziari annunciavano l’imminente e catastrofico attacco di un enorme kaiju.  Sarebbe stato solo un assaggio.
2013: Guillermo Del Toro realizza quello che molti giovani degli anni 80 appassionati di anime, robottoni spaziali e mostri orripilanti cattivissimi chiedevano da tempo: Pacific Rim. E lo fa in modo incredibile.

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La storia: delle gigantesche creature mostruose iniziano a giungere da una breccia interdimensionale generatasi nei fondali più profondi dell’Oceano Pacifico. Neanche il tempo di accorgersene che immediatamente si rivelano come esseri infernali altamente offensivi e distruttori (“prima che i carri armati, i jet e i missili lo abbattessero, dopo sei giorni e cinquanta chilometri, tre città vennero distrutte. Si persero decine di migliaia di vite”). Dato il loro manifestarsi sempre più continuo e rapido (“all’inizio, tra un attacco kaiju e l’altro passavano ventiquattro settimane, poi dodici, poi sei. Poi ogni due settimane” e in poco tempo si sarebbero visti dei kaiju ogni quattro ore, fino ad uno ogni quattro minuti…) viene istituito il programma Jaeger: il mondo si unisce (“mettendo da parte le proprie rivalità per un amore più grande”) e per combattere i mostri vennero creati dei mostri ancora più grossi e di metallo super resistente. A pilotarli, o meglio a comandarli, sono coppie di intrepidi eroi connessi tra di loro attraverso una tecnologia chiamata Drift, basata su “sistemi neurali di caccia DARPA: due piloti mescolano le menti attraverso i ricordi con il corpo di una macchina gigante. Più profondo è il legame, meglio si combatte.” Il programma funziona perfettamente eppure sembra ormai troppo tardi: l’inizio della fine sembra essere cominciato.

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Pacific Rim nasce da una sceneggiatura iniziale di Travis Beacham (che fino ad allora aveva scritto Scontro tra titani e un paio di altre robe minori) a cui si affianca Guillermone. Lo fa quasi per confortarsi, visto che nel frattempo si trovava sempre più in difficoltà con la direzione de Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (che infatti lasciò quasi subito in favore di Peter Jackson) e con l’adattamento de Alle montagne della follia (a cui sta ancora pensando con delusa frenesia: chissà se lo farà mai?). Comunque, Guillermone decide di dedicarsi appieno a questo progettone, ci mette anima e cuore. Ne scaturisce un ode di nostalgia e cultura pop, adatto ai bambini di oggi e a chi bambino non lo è più. Unisce il suo amore per mecha e i kaiju prendendo spunto dai classicissimi Mazinger Z, UFO Robot Goldrake e Jeeg robot d’acciaio, rispolvera L’imbattibile Daitarn III e Neon Genesis Evangelion, e ci infila un po’ di bromance spaccona tipica di cult americani come Top Gun. Si diverte un mondo mentre fa combattere i suoi enormi e ingombranti protagonisti di metallo e diabolica carne avversaria in mezzo alle città, spaventando i cittadini, sfondando i grattacieli, devastando tutto; lo fa pure mentre infonde più misterioso terrore con le sue riprese notturne, in cui il buio carica l’atmosfera di pathos e ogni scontro acquista una certa epicità, che sia in città o in pieno mare (in superficie o nelle profondità degli abissi). Al contrario di Michael Bay (che nel 2013 era già a quota 3 Transformers), Del Toro non vuole spaccare (o far esplodere) tutto in virtù dell’azione pura, sfolgorante e scintillante, ma emozionare e colpire al cuore. Lo si vede nel modo in cui si cura di mostrare come i suoi giganteschi Jaeger internazionali (importante vedere come i robottoni di chiara origine nipponica interagiscano e cooperino con altre nazioni) vengono comandati (altro elemento è la lentezza dei comandi data dalle dimensioni notevoli), trainati, assemblati, riparati e poi infine squarciati dagli artigli letali degli avversari. E ancora per i loro metodi di combattimento: che siano a mani nude (come Cherno Alpha), avvalendosi di ciò che trovano intorno a loro (Gipsy Danger userà una nave petroliera come mazza e dei container come tirapugni) o con armi di vario tipo (Gipsy Danger ha una spada a catena e un cannone al plasma, Striker Eureka delle tenaglie e Crimson Typhoon delle lame rotanti). Dalla parte avversaria si noti il character design dei mostruosi kaiju (vere e proprie armi biologiche devastanti e terrificanti): spesso simili ai vari mostri della saga di Godzilla (da L’invasione degli astromostri a Gamera vs Guiron fino a Gojira: Final Wars). Sono classificati da scienziati fanatici e scoppiati in cinque categorie diverse a seconda della pericolosità, della tossicità e delle radiazioni ambientali emesse dal loro corpo quando attraversano la breccia.
Insomma, Pacific Rim è un film spettacolare che riesce a racchiudere in quasi due ore una enorme passione fanciullesca, colorata e macha, attenta alle diversità (non solo per le razze delle bestie e le tipologie di Jaeger, ma anche per la multinazionalità degli eroici protagonisti)  e allo stile (quasi gotico e tenebroso) tipico del regista.

Scritto da Mario Rittatore

 

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Informazioni su Mario Rittatore - Cinemundto

Classe 91. Studente&blogger. Tiro avanti tra film,videogiochi e una normale vita sociale. www.cinemundto.com

2 commenti su “#MonsterMovies – La meraviglia dei mecha contro i kaiju in Pacific Rim

  1. L’ha ribloggato su Cinemundto.

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  2. Pingback: #MonsterMovies – Attack the block, mostri di periferia | Nostalgia in V.H.S.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 aprile 2018 da in Recensioni con tag , , .
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